Il ragazzino, il gatto nero, il gatto grigio e il dispiacere

 

Un ragazzino adora il suo gatto nero. Il gatto cade ammalato. Il veterinario lo opera. Lo riportano a casa. Il ragazzino vuole vederlo. Glielo si vieta. Il gatto dorme.

L’indomani mattina, il ragazzino, certo che il veterinario ha guarito il suo gatto, va nella stanza dove l’animale riposa. Stupore, dolore e terribile tristezza: il gatto è morto! Il ragazzo è l’oggetto di uno stress acuto di separazione.
Questo stress è rigorosamente logico poiché, se lo stress asfissia e uccide il ragazzo, lui raggiungerà il suo gatto nella morte: non avrà più separazione. Per sopprimere lo stress, il cervello risolve il conflitto spingendo il ragazzo a fare allergia al gatto. Lui non può più vedere un gatto senza fare una crisi d’asma, e concluderanno che è allergico al pelo del gatto.

Ma, sorpresa, il ragazzo è allergico solo ai gatti neri!
E non ai gatti grigi che lo lasciano senza tristezza.

 

Il ragazzino e la lucertola

 

Si va ancora più lontani di quanto possiamo immaginare. In una sua opera, Anne Ancelin Schutzemberger riporta un avvenimento completamente stupefacente. In una famiglia, vi sono ben due generazioni di figli leucemici. Poiché la “malattia” si dice sia genetica, la donna di questa famiglia che vorrebbe tanto un bambino, teme di avere figli leucemici e decide quindi di non fare figli e di adottare un piccolo asiatico. Subito detto, subito fatto. Ma, pochi mesi dopo l’adozione, il bambino sviluppa una leucemia. La memoria degli antenati è trasmessa in un campo ideo-morfogenetico e comportamentale dalla linea dei genitori al campo dei figli anche se adottati !
Claude Sabbah riporta il caso di un ragazzino che ha fatto una cancrena del braccio: viene amputato all’altezza della spalla. Per consolare il loro bambino, i genitori gli chiedono cosa gli farebbe piacere ricevere. “Voglio un serpente!” dice il ragazzo. Perché un serpente? Ma si, sicuro, perché il serpente non ha gli arti ! Si dice al ragazzo che non può avere un serpente e di scegliere un altro animale. Il ragazzo porta la sua scelta sulla lucertola.
Perché una lucertola? Ma perché le lucertole hanno la facoltà di far ricrescere la loro coda allorché viene tagliata. Il bambino si affeziona alla sua lucertola e la lucertola fa lo stesso per il suo piccolo padrone monco. Un affetto così forte che poco tempo dopo la lucertola fa una cancrena nello stesso arto del suo piccolo padrone ed il veterinario dichiara che bisogna amputarlo. Alla stessa altezza del braccio del ragazzino.

L’identificazione tra l’animale e il padrone, vale a dire la potenza del pensiero, dunque dell’immaginario, è stata tale.

In breve, tutto è passato attraverso un transfert dell’informazione del campo ideomorfogenetico e comportamentale del bambino a quello – individuale – della lucertola.

 

 

Teoria delle centesima scimmia

 

Tale teoria è conosciuta anche come la teoria dei campi morfogenetici del biologo britannico Rupert Sheldrake. Essa suppone che, se l’individuo di una specie impara un nuovo comportamento, il campo morfogenetico cambia, mentre la risonanza morfica, con una sorta di vibrazione, si trasmette all’intera specie.

La scimmia giapponese Macaca fuscata (o macaco dalla faccia rossa), è stata osservata allo stato selvaggio per un periodo di oltre 30 anni. Nel 1952, sull’isola di Koshima, alcuni scienziati davano da mangiare alle scimmie delle patate dolci sepolte nella sabbia. Alle scimmie piaceva il gusto delle patate dolci, ma trovavano la sabbia assai sgradevole. Un giorno una femmina di 18 mesi chiamata Imo scoprì che era in grado di risolvere il problema lavando le patate in un ruscello vicino. In seguito insegnò questo trucco a sua madre. Anche i suoi compagni di gioco impararono a lavare le patate e lo insegnarono anche alle loro madri. Questa innovazione culturale fu gradualmente accolta dalle varie scimmie mentre gli scienziati le tenevano sotto osservazione.

Tra il 1952 e il 1958 tutte le scimmie giovani impararono a lavare le patate dolci per renderle più appetitose. Solamente gli adulti che imitarono i loro figli appresero questo miglioramento sociale, gli altri continuarono a mangiare le patate sporche di sabbia. Poi accadde qualcosa di veramente notevole. Possiamo dire che nell’autunno del 1958 vi era un certo numero di scimmie sull’isola di Koshima che aveva imparato a lavare le patate, non si conosce il numero esatto. Supponiamo che un dato giorno, quando il sole sorse all’orizzonte, le scimmie che avevano imparato a lavare le loro patate fossero 99. Supponiamo inoltre che proprio quella mattina, la centesima scimmia imparò a lavare patate. A quel punto accadde una cosa molto interessante! Alla sera di quel giorno praticamente tutte le scimmie sull’isola avevano preso l’abitudine di lavare le patate dolci prima di mangiarle. L’energia aggiunta di questa centesima scimmia aprì in qualche modo un varco ideologico!

La cosa più sorprendente, osservata da questi scienziati, fu il fatto che l’abitudine di lavare le patate dolci attraversò, in seguito, il mare. Infatti colonie intere di scimmie sulle altre isole ed anche gruppi di scimmie a Takasakiyama cominciarono a lavare le loro patate dolci!

E’ come se arrivare al punto di massa critica (idealmente 100 in questo caso) avesse installato in tutte le scimmie una nuova intelligenza collettiva. Sembra perciò che quando viene superato un certo numero critico di elementi, la nuova consapevolezza viene passata da una mente all’altra.

 

Masaru Emoto e la coscienza dell’acqua

 

Masaru Emoto, scienziato e saggista giapponese, ha messo a punto una tecnica per esaminare al microscopio e fotografare i cristalli che si formano durante il congelamento di diversi tipi d’acqua. Ha poi fotografato l’acqua esposta a parole scritte, a musica, preghiere, parole pronunciate, acqua di montagna, acqua inquinata, ecc. Si è visto che i cristalli dell’acqua trattata muta di struttura quando si inviano messaggi.

 

L’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri positivi forma dei cristalli bellissimi simili a quelli della neve, l’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri negativi reagisce creando strutture amorfe e prive di armonia.
L’acqua è infatti in grado di registrare la vibrazione di una energia estremamente sottile, definita nella cultura giapponese Hado.
Questo ci fa pensare……considerando che la terra è costituita dal 70% di acqua e lo stesso corpo umano è formato dal 90% di acqua.

 

 

La prima serie di fotografie che Masaru Emoto fece, proveniva da acqua presente in natura. Acqua di fiumi, laghi, sorgenti e ghiacciai raccolta da lui stesso e da amici in giro per il mondo. Alcune acque formavano delle bellissime strutture geometriche, simili a fiocchi di neve; altre acque creavano delle forme non armoniche e persino brutte. Entusiasmato dal fatto che l’acqua sembrava veramente mostrare nella sua struttura la differenza fra acqua buona, non inquinata, ed acqua oppressa da sostanze chimiche e maltrattata dall’uomo, Masaru Emoto si mise a fotografare acque di acquedotti di tutto il mondo. Anche qui l’acqua parlava chiaro. Nelle grandi città, dove l’acqua è fortemente carica di sostanze chimiche provenienti da detersivi, saponi, cosmetici, ogni tipo di industrie ecc., l’acqua non forma dei bei cristalli, ma strutture amorfe che comunicano la mancanza di chiarezza e bellezza presenti invece nell’acqua della natura non influenzata dall’uomo.

Per approfondire lo studio di questo effetto, Emoto ebbe l’ispirazione di fare ascoltare all’acqua della musica per poi vedere la sua reazione attraverso la fotografia.

Un flaconcino pieno di quest’acqua venne posto tra due altoparlanti, facendo successivamente ascoltare all’acqua vari brani musicali dall’inizio alla fine. Poi l’acqua venne congelata e fotografata.
Ogni goccia d’acqua rispose individualmente alla musica ascoltata, ma sempre in relazione alle vibrazioni e alle informazioni musicali ricevute.
Il passo seguente di Masaru Emoto è consistito nell’analizzare le reazioni dell’acqua esposta a immagini e a parole scritte, ad influenze, quindi, non più percepibili come nel caso della musica.
In questi esperimenti il dott. Emoto ha esposto l’acqua distillata a parole “belle” come Amore e gratitudine, Grazie e così via.
Poi ha confrontato l’acqua anche con delle parole brutte tipo “stupido”, “demonio”, “mi fai star male” ecc.
La parola scritta è un simbolo visibile dei pensieri e dei sentimenti ed è perciò carica di vibrazione e informazione.

L’unica differenza che frasi e immagini hanno rispetto alla musica, è il fatto che le vibrazioni e informazioni contenute nelle lettere e nelle immagini sono basate su frequenze non udibili. Il pensiero abita in un regno di frequenze più elevate della parola. Abbassando la frequenza diventa parola e, se la parola è investita di melodia e ritmo, la chiamiamo canzone o musica.
L’esperienza della preghiera ha in sé le vibrazioni del sentimento e dell’emozione che accompagnano la parola. La risultante è una vibrazione sottile in grado di intervenire sulla materia modificandola.

 

A questo proposito è bello ricordare l’evento provocato dall’energia della preghiera sulle sponde del lago Biwa, in Giappone.

 

Il 25 luglio 1999, alle ore 4.30 del mattino, 350 persone si sono riunite di fronte al lago inquinato per offrire le proprie preghiere all’acqua. L’intenzione delle persone che pregavano insieme era sintonizzata su pensieri di armonia e gratitudine. Il risultato è stato sbalorditivo !
L’acqua prelevata dal lago inquinato prima di essere sottoposta alla vibrazione della preghiera non ha prodotto alcun cristallo, mentre l’acqua prelevata dopo la preghiera è stata in grado di produrre bellissimi cristalli per oltre sei mesi, fino a gennaio del 2000.